Lungo l’Albania, una strada che costeggia dall’alto un mare inaccessibile… uno strano monumento, nel deserto, una grande edicola funeraria, esaltata dall’abbraccio di due grandi bandiere, albanese ed americana. Non si può passare oltre, ma, avvicinandomi, tocco una sbarra invisibile, ma molto consistente, che cade rumorosamente. Mi accorgo solo solo in quel momento che c’era un vecchio camper… e me ne accorgo perché si materializza Rambo, in mimetica, stivaletti da paracadutista, gambe larghe e leggermente piegate, braccia distese verso di me, e alla fine delle braccia due mani che stringono una Magnum decisamente minacciosa, in linea con la mia fronte.
Vabbè parliamone… e riusciamo a parlarne, e ascolto una storia.
La storia, raccontata da un colonnello delle forze speciali: “Quando il regime è collassato, è successo di tutto, le caserme erano supermercati senza le casse, chi voleva entrava, ed usciva col kalashnikov, o un lanciarazzi…i più organizzati col carrarmato…ognuno poteva fare quello che voleva. Qui abitava un ragazzo, rapì una giovanissima dal paese vicino, per farne un oggetto d’uso. Nessuno ebbe niente da ridire. Sbagliarono, rubarono quattro copertoni, nello stesso paese. Il giorno dopo arrivarono in quattro o cinque, con armi semiautomatiche… il ragazzo uscì con una pistola, riuscii a dirgli, fuori tempo massimo, che chi affronta con una pistola gente col mitra, è un ragazzo morto. Esplose, e il giorno dopo fecero esplodere la sua casa, e anche la mia, troppo vicina. Da allora vivo nel camper, e reagisco, come hai visto, ad ogni rumore. Ho costruito io il monumento, e lo custodisco”.
Finì con un invito a pranzo nel camper, una stretta di mano, un abbraccio…e la vecchia Toyota Pickup piena di arance… vorrei un giorno portargli le sue foto.
