Lo scafista
Lo scafista

Lo scafista

Othonoi… uno scoglio tra la Grecia (Kerkira…) e l’Italia (Santa Maria di Leuca…), qualche decina di abitanti, una taverna, una chiesa… ci si ferma chi non ha fretta, chi ha voglia di bere in compagnia, di ascoltare e di raccontare. Capita che dai fondo nel ridosso, non è nemmeno un porto, e scendi a terra, per andare a bere, ad incontrare viaggiatori, ad ascoltare. E finisce che tiri tardi, c’è tanto da ascoltare, qualcosa da raccontare…e poi c’è sempre chi conosce qualcuno che conosce qualcun altro che ti conosce, o che tu conosci… alla fine, dopo tante parole e tanto tsipouro, l’oste ti ferma mentre stai andando e ti dice, “ho capito che ti posso chiedere una cosa, ci sono due ragazzi, ragazzini, albanesi, senza documenti e senza soldi… devono andare in Italia, qui non possono farcela”.

Ci pensi un attimo…esiste una mostruosità chiamata “Bossi/Fini”, rischi parecchio… ma è solo un attimo “va bene, ma falli trovare sulla spiaggia subito prima dell’alba”. Torni sulla barca che stai portando in Italia, dormi un minimo e quando ti svegli guardi la spiaggia e non c’è nessuno “vabbè, la buona volontà ce l’ho messa, ma devo andare”. Accendi il motore, tiri su l’ancora, esci verso il mare aperto… e suona il telefono, che comunque un numero l’avevi lasciato. Prendi il binocolo e vedi due figurine scure, una coppia di passeri sulla spiaggia… inverti la rotta, ridai fondo, metti in acqua il canotto e li vai a prendere. Vestiti pesanti, che venivano dai monti dell’Albania e non avevano altro.

Li porti a bordo e in qualche modo capisci che tutti i loro beni sono un telefonino, con un solo numero, quello del loro contatto in Italia, e duecento euro che ti vorrebbero dare per “il passaggio”!

Si esce in mare, per fortuna calma piatta senza nemmeno una brezza, metti la prua su Leuca e cominci a pensare “magari possono tagliarmi la gola, buttarmi fuori bordo e rubare la barca”, e decidi che la cosa migliore da fare è inserire il pilota automatico, fargli capire che devono guardare il mare per avvertirmi se si incrociano altre barche, e vai a dormire.

Qualche ora di navigazione e ti svegli che sei in vista della costa… e ti rendi anche conto che è ancora estate, e che, normalmente, il mare è pieno di barche che sono piene di gente che normalmente prende il sole, pesca, cerca il posto migliore per una bella nuotata! E non è che puoi andare in porto, attraccare in banchina, far scendere gli ospiti e saluti e baci… allora gli fai capire che l’unica cosa è avvicinarsi il più possibile alla costa, mettere in una busta impermeabile un po’ di vestiti non “da clandestino” e fare a nuoto i pochi metri fino alla spiaggia. Sono montanari, non sanno nuotare, perché dovrebbero?

Il piano B, metti in acqua il canotto, li abbracci, gli dai quello che puoi e ce li fai salire…dopo dieci minuti non erano ancora attaccati alla barca… non sanno remare, perché dovrebbero? Allora prendi maschera e pinne e pensi “me li tiro a nuoto a riva, se si avvicina qualcuno mollo tutto e faccio finta di andare a polpi”. Non si avvicina nessuno, arrivi alla spiaggia, scendono, li abbracci e pensi a che scena ridicola può essere vista da “fuori”, ma per fortuna non ci sono altri occhi… così se ne vanno verso la strada, e speri con tutto il cuore che riescano a trovare quello che cercano, o che solo sperano.

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