Kastos, isola della Grecia Ionica… 5 chilometri quadrati, 60 abitanti ma c’è tutto quello che serve. Un mare unico, vegetazione, un mulino a vento, un porticciolo per le poche, piccole, barche da pesca, una taverna ed una caffetteria, il pozzo alimentato dalla pioggia, con una pompa a mano per tirare l’acqua, ed una chiesa, naturalmente…poi ci sono le persone. Un anziano elegante, che ogni pomeriggio raggiunge il suo piccolo tavolo, sotto un eucalipto maestoso, con un libro, il giornale ed una grande scatola da tablis. Si siede, legge, aiutandosi con una lente e, se arriva un viaggiatore, lo accoglie e lo invita ad una partita. C’è la signora che pompa l’acqua del pozzo e riempie le taniche, caricando il suo piccolo asino per portare quella cosa essenziale alla sua casa. C’è il vecchio pescatore che accarezza la sua barca, appena tirata a secco davanti alla casa, calatafandola e verniciandola, lentamente, con amore. La moglie ogni tanto lo interrompe portando da casa il vassoio con due tazze di caffè, e si fermano, vicini, non hanno bisogno di dirsi nulla, stanno, davanti al mare. C’è un giovane “imprenditore” che ha deciso di allevare vacche, piccole, a misura dell’isola, e, dato che non c’è strada, porta le balle di fieno con la sua barca, comunque sia il mare. C’è John “le chef”, emigrato in Canada e tornato per aprire una taverna magica, dove accoglie con la moglie e i figli i viaggiatori che lo meritano. C’è il Pope, che fa parte del paesaggio come un ulivo, ed è un riferimento della comunità.